Essere sardo. Essere veneto.

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Sono in Sardegna e guardando in giro – tra mille meraviglie e la gente sarda – riflettevo sull’ “Essere Sardo”.
Se pensi all’essere sardo ti viene in mente gente vera, scolpita dal loro vento, forgiata dalla durezza della loro terra, consapevole della unicità del loro ambiente, del loro mare.
E mi dicevo: l’essere Sardo non è l’essere italiano.
L’essere sardo non potrà mai diventare l’essere italiano.
Ovviamente, lo stesso vale per l’Essere Veneto: 1000 e più anni di storia Serenissima. Marco Polo simbolo di esplorazione e conquista di nuovi mondi, navi che salpano e aprono rotte commerciali, grandissime doti diplomatiche. E poi, da Tiziano, Tiepolo, fino a Marcello e Vivaldi. Arte, cultura, grandi invenzioni. Grandissima civiltà. Cose simili possiamo dirle per l’essere siciliano, per l’essere fiorentino, ecc. Lo stesso non si può dire per l’essere italiano. E poi, cos’è l’essere italiano?

L’essere italiano è una forzatura, è stato il tentativo di assimilare di omologare culture totalmente diverse tra loro.
L’essere siciliano è diverso, totalmente diverso dall’essere sardo. Come l’essere veneto è diverso dall’essere piemontese.

L’italia è stata un incredibile incrocio di culture straordinarie: come una stupenda tavolozza di colori, uno diverso dall’altro, uno più bello dell’altro. Finché è stata una tavolozza, l’Italia era la più importante espressione culturale del mondo. Quando, con violenza, arroganza e troppa fortuna i Savoia hanno deciso di mischiare i colori e farne uno solo, ne è uscito un grigio marrone che non fa venire in mente niente di nobile… Dostoevskij al proposito scrisse: “… per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo… … ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese … un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale … e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine.” Se sostituiamo ‘regno’ con ‘Repubblica’ otteniamo un giudizio lungimirante e valido oggi più di ieri. Quanto bisogna accanirsi ancora con questo esperimento politico fallito miseramente ancora prima di cominciare?

Perché non pensare seriamente di rimettere insieme la tavolozza dei meravigliosi colori? Perché non ripensare al modo di stare insieme di questi colori?

Nella loro straordinaria unicità, nel loro meraviglioso modo di essere. La tavolozza tiene insieme senza mischiare, senza omologare. L’assimilazione stato nazionale ha prodotto un unico, improbabile, fallimentare marroncino. Prendiamone atto e rivediamo fino alla radice il nostro modo di stare insieme. Pretendiamo che le nostre molteplici, multiformi identità tornino a splendere, tornino a vivere, libere. Sia il libero stare in reciproca relazione, rispettoso delle reciproche identità, il nostro nuovo canone, al posto del fallito e artificiale ‘reductio ad unum’.

La relazione rispettosa delle reciproche identità è l’unico modo in cui i diversi colori della Penisola possono stare insieme proficuamente. Diventiamone consapevoli e agiamo di conseguenza. Per il bene nostro e dei nostri figli.

Antonio Guadagnini
Consigliere Regionale di Siamo Veneto

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