Al Veneto manca una prospettiva politica nuova e concreta

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Che senso ha oggi  parlare del futuro della nostra terra ? Credo ne abbia molto, un investimento necessario, nel tentativo di modificare una situazione, quella veneta, dove stanno venendo a galla tutta una serie di criticità che stanno impoverendo il territorio e massacrando i cittadini e le imprese.

La situazione economica, le tasse, la burocrazia, un governo inaffidabile, la corruzione, i privilegi, la disoccupazione, l’immigrazione, sono problematiche che affliggono il cittadino Veneto da troppo tempo.

Ci stiamo impoverendo sia a livello individuale che a livello collettivo, con i Comuni che fanno fatica a mantenere attivi i servizi individuali e alla persona.

Le Province a cui sono stati tolti i fondi ma lasciate le competenze.

La situazione della Regione la conosciamo ed è quella dei 21 milioni di euro di residuo fiscale, soldi che regaliamo a Roma, che in cambio ci premia con continui tagli lineari calcolati su una spesa storica dove il privilegio di alcune regioni è ormai anacronistico.

Fino a qualche decennio fa pensavamo di essere un’isola felice, la locomotiva del Nordest sembrava inarrestabile.

Ma oggi anche nel Veneto la crisi che è iniziata nel 2008 come crisi finanziaria è divenuta crisi economica ed ora è crisi sociale (imprenditori che si suicidano, cassa integrazione e disoccupazione, soprattutto giovanile, con progressivo depauperamento dei risparmi delle famiglie) sono segnali che anche la società veneta è in sofferenza.

Adesso dobbiamo aggiungere altre due perle che sono le due banche venete che si sono mangiate qualche decina di miliardi di euro dei nostri risparmi e l’addizionale irpef regionale per completare la Pedemontana. Questi e altri sono i problemi, e noi Veneti, che abbiamo sempre avuto le spalle grosse, che siamo dei polentoni che non si lamentano mai e vanno sempre avanti a lavorare, cominciamo a vacillare, soprattutto perché non si vede all’orizzonte chi e come, questi problemi possa risolverli.

In una parola manca una prospettiva.

Non c’è più fiducia nel futuro. Non c’è speranza. C’è rassegnazione.

Qualcuno decide di andarsene, con la famiglia, con l’azienda, con i giovani che scelgono di costruirsi un futuro altrove. Perché vedete, la politica, a nostro avviso ha un compito difficile da realizzare ma semplice nell’enunciazione: migliorare le condizioni di vita della gente che ti ha eletto.

Sembra una banalità ma vi assicuro che i meccanismi che si innescano nei palazzi del potere a volte rispondono a tutt’altro presupposto. Qui sta scritto il fallimento della classe politica che ci governa.

Quando i nostri giovani sono costretti ad andarsene, per studiare, per lavorare, nella speranza di costruire un futuro migliore per loro e per le loro famiglie che voto diamo a questa classe politica ?

Allora la nostra battaglia, il nostro fine, il nostro obbiettivo non è l’indipendenza, quello è lo strumento indispensabile, il nostro fine è risollevare la nostra terra, le nostre genti, le nostre comunità, è nostra responsabilità consegnare ai nostri figli, un territorio, dove sono nati e cresciuti, che possa rispondere alle loro esigenze attuali e future senza costringerli ad andarsene in cerca di migliori opportunità.

Stefano Mendo
Portavoce di SiamoVeneto

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