A Sappada già arrivati fiumi di Euro: e ai veneti?

Share

Caso Sappada, ovvero come lo stato italiano permette lo smembramento del Veneto per motivi economici ma ignora ogni richiesta di autonomia dalle terre della Serenissima.

Era il 2008, quando i residenti di Sappada furono chiamati a esprimersi attraverso un referendum. Il quesito recitava “Volete che il territorio del Comune di Sappada sia separato dal territorio della Regione Veneto per entrare a far parte del Friuli-Venezia Giulia?”.
Dieci anni dopo, per la precisione mercoledì 22 novembre, l’aula della Camera ha approvato in via definitiva il ddl sul “Distacco del Comune di Sappada dalla Regione Veneto e aggregazione alla Regione Friuli Venezia Giulia.” Per il comune del bellunese di poco più di 1300 abitanti una vittoria, per il Veneto una sconfitta.

Pur rispettando la volontà popolare, giustamente, non si può non sottolineare come il Veneto, schiacciato tra due regioni a statuto speciale, disponga di armi spuntate per competere ad armi pari con le altre due realtà.

Oltretutto, si è creato un precedente che non sarà indolore. Finora era successo solo ad un gruppo di sette Comuni della Valmarecchia (legge votata nel luglio 2009) passare da una Regione a un’altra. Ma era un ‘cambio’ alla pari: dalle Marche all’Emilia Romagna, entrambe a statuto ordinario. Sappada, invece, segna un precedente perché il passaggio avviene da una regione ordinaria a una regione a statuto speciale, il Friuli-Venezia Giulia. Notizia recente, che ci da l’idea del perché Sappada abbia voluto fortemente andarsene dal Veneto, è quella dei primi 642 mila euro in arrivo dalla regione Friuli-Venezia Giulia. Una pioggia di soldi e una grande boccata d’ossigeno per un comune così piccolo.

Se Sappada esce dal Veneto allora il Veneto deve poter uscire dall’Italia – dichiara il consigliere regionale di Siamo Veneto Antonio Guadagnini – Quella del paesino bellunese è l’ennesima porcheria gestita da Roma. A noi raccontano la favola che “l’indipendenza non la potete fare” e intanto spingono i Comuni di confine, che versano in una gravissima crisi economica a causa del Governo centrale, a farsi annettere dalle regioni a statuto speciale che stritolano il Veneto, impossibilitato ad affrontare la sfida ad armi pari.”

“Lo stato italiano – prosegue Guadagnini – si sta facendo beffa di milioni di veneti che hanno votato per l’autonomia il 22 ottobre scorso, infatti non è ancora arrivato nemmeno uno straccio di intesa con il Governo e i segnali che ci giungono sono preoccupanti. Deve essere ormai chiaro a tutti che l’unica via per riprenderci la nostra libertà e i nostri soldi, che vengono sprecati nella voragine romana e nella mala gestione del sud, è quella di proseguire il cammino per l’indipendenza del Veneto. Per creare un nuovo stato europeo virtuoso e aperto al mondo, pur conservando la propria identità.”

Share