Veneto Welfare: la Regione rifinanzia il progetto

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È stata rifinanziata – e quindi resa operativa – la struttura regionale denominata ‘Veneto Welfare’, che si occupa di promozione della previdenza integrativa e più in generale del Welfare integrato (e che è stata istituita grazie a una mia proposta di legge). Grande risultato. 

La previdenza complementare è essenziale per tutti quelli che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996; tutti quelli cioè, che vedranno calcolata la loro pensione col sistema contributivo; e quindi avranno un assegno molto più basso (si prevede più o meno la metà) rispetto a quelli che vanno in pensione col sistema retributivo. La previdenza complementare serve a integrare il loro reddito pensionistico. 

Oggi, i lavoratori che hanno aderito a questo tipo di previdenza, in Veneto, sono ancora troppo pochi. E questo pone un problema potenzialmente esplosivo. Rischiamo di innescare una bomba sociale per il futuro, con persone che andranno in pensione con un reddito troppo basso.

In Trentino Alto Adige, dove da anni opera una struttura simile a quella che adesso ci sarà anche in Veneto (e che si chiama ‘Pensplan’), l’adesione alla previdenza integrativa è molto più alta. Cioè, grazie all’attività di promozione svolta da Pensplan, in Trentino, c’è molta più consapevolezza della necessità di aderire a qualche forma di previdenza complementare. Ecco spiegata la necessità di intervenire attraverso Veneto Welfare. 

In Veneto, comunque, nonostante la bassa adesione, su questo versante si raccolgono ogni anno quasi un miliardo e mezzo di euro. Una montagna di soldi, che potrebbe aumentare in modo considerevole se incrementassero i tassi di adesione. Questi sono soldi di veneti, dei quali il veneto dovrebbe poter beneficiare. 

Allora, il sistema di accreditamento regionale dei fondi pensione territoriali, prevede che parte dei soldi raccolti in Veneto vengano reinvestiti in Veneto: per opere pubbliche, per il sostegno al sistema imprenditoriale e per iniziative di Welfare. Cioè, i fondi pensione accreditati e promossi dalla Regione dovranno investire in Veneto parte dei soldi che raccolgono in Veneto. Si tratta di centinaia di milioni di euro.

C’è poi la partita delle tasse che i contribuenti pagano sui propri versamenti: è una ritenuta del 20% sui rendimenti. Il che significa, in buona sostanza, altri sette milioni all’anno. È indecente che questi soldi non restino in Veneto. Soldi che potrebbero essere reinvestiti per attività a favore dei contribuenti veneti. 

Insomma, grazie a Veneto Welfare, è partito un meccanismo virtuoso che, da un lato, porterà un sacco di soldi in Veneto (a sostegno degli investimenti pubblici regionali e comunali, a sostegno delle imprese venete e per azioni di Welfare) e dall’altro, consentirà ai cittadini del veneto di crearsi un reddito aggiuntivo per la loro pensione futura. 

Per questo, Veneto Welfare è un esempio virtuoso e concreto di esercizio di autonomia territoriale. 

Antonio Guadagnini

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